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Sintografia e tecnica mista
Entrare nella mente significa scompaginare il reale.
In questo progetto visivo, il disturbo mentale non è rappresentato come diagnosi, ma come paesaggio onirico, abitato da simboli che galleggiano tra bellezza e inquietudine. Le immagini generate – attraverso una lente surrealista – sono mappe emotive, tentativi poetici di dare forma all’invisibile.
Ogni immagine è una stanza dell’inconscio.
Le figure che abitano queste visioni non sono più persone riconoscibili, ma archetipi sensibili del vivere mentale:
la scissione, la perdita dei confini, la ripetizione ossessiva, la trasformazione continua, il desiderio di fuga verso un altrove che però risucchia ancora più dentro di sé.
La sofferenza psichica appare così non come deviazione, bensì come una parte integrante della nostra complessità umana: una forma di conoscenza, un dispositivo poetico che increspa la superficie del visibile.
(Giugno 2025)