Exhibition  Progetti D'Autore

Alessandra Guidotti
Andrea Scardigli
Barbara Businaro
Danilo De Rosa
Diego Salvador
Domenico Summa
Elisabetta Prandi
Fabrizio Ceci
Gabriele Vargiu
Giulia Barani
Giuseppe Petrone
Kristina Szajkoova
Maurizio Cintioli
Maurizio Scacchi
Monica Zorzi
Ornella Latrofa
Paola Panatta
Paolo De Chellis
Pietro Sacchini
Rino Rossi
Stefano Gliozzi
Stefano Montinaro
Carlo Riggi
Rosita Percacciuolo
Alessandro Mazzoli

Alessandra Guidotti

Le anime che danzano
"Questo progetto fotografico intitolato “ le anime che danzano” nasce dalla mia passione amatoriale verso la fotografia, nello specifico la street photography. La mia formazione scientifica con laurea in Architettura mi ha sempre portano alla contestualizzazione della composizione fotografica come se fosse una quinta teatrale all’interno del quale l’essere umano è il protagonista. In questi scatti ho cercato di rappresentare lo stupore e l’emozione che le anime belle di ogni età vivono appieno."

Andrea Scardigli

L'insostenibile leggerezza
L'anima della musica, incarnata dall'abilità del musicista. Gioco di luci e ombre, come il giorno e la notte. La felicità di toccare l'arte. La gioia di dare emozioni agli spettatori che condividono l'amore per il bello. Rimanere con l'anima di un bambino mentre si gode della musica. Emozioni, espressioni, passione, vita nella musica.

Barbara Businaro

Silenzi
I Silenzi, palpabili, pungenti, a volte pesanti come macigni. Quei Silenzi che rimangono nell’anima senza parole, senza risposte. Interminabili, infiniti. Ed io resto lì, ferma, immobile, ad aspettare che quelle emozioni mi lascino senza respiro, ma che non arrivano. E allora che faccio… mi ci butto dentro, con anima e corpo, li ascolto, li guardo, li comprendo, mi emoziono. Sono Silenzi che parlano…. Infinite parole… risposte alle mie domande. E tra questi Silenzi, c’è chi arriva, ti mette l’anima in subbuglio, un’ondata di emozioni da togliere il fiato, e c’è chi se ne va e ti lascia a vagare da sola senza una meta. Questi sono i miei Silenzi, quelli che parlano nella più totale solitudine, quelli che accarezzano l’anima, quei Silenzi che mi fanno emozionare. Quando la mia anima ne sente il bisogno, mi immergo in questi luoghi, dove si può sentire solo il Rumore del Silenzio.

Danilo De Rosa

La musicalità dell'anima
Il progetto, vuole evidenziare la tendenza del genere umano nell’ associare il proprio “Io interiore” a fenomeni preesistenti e resi percettibili personalmente. Ogni forma d’ arte, e nel caso specifico la musica è già in essere, ma giunge a noi, plasmandosi nel percorso dell’anima di ogni autore. Ho realizzato il progetto fotografico utilizzando colori e dominanti calde per rendere calmo ed accogliente l’ambiente. Nell’esecuzione dello scatto, avvenuto in una stanza al buio, mi sono avvalso dell’utilizzo di un fondale color calcestruzzo, di una luce led e di un filtro in gelatina giallo. In “Post-Produzione” ho elaborato files Raw e utilizzato lo strumento digitale “vignettatura”, aumentando il livello delle texture e della chiarezza delle immagini per meglio evidenziare il soggetto. Nella foto “Il fascino del cantautore”, ho utilizzato maschere selettive sul volto del soggetto e lo strumento digitale “foschia”, allo scopo di aumentare e diminuire l’effetto duro del led. Gli scatti fronte alla finestra, sono stati effettuati regolando tempo, iso e diaframma.

Diego Salvador

Dia' Logos?
Il progetto “Dia ‘logos ?” si ispira al nuovo surrealismo della pittura contemporanea, dove la donna è la protagonista. Immagini caratterizzate da pochi, ma essenziali elementi.  Una donna dal viso sereno, lucida nelle espressioni. Una scultura, un oggetto inanimato. Una ambientazione graffiata a simboleggiare i segni di sofferenza della nostra epoca.  Il dialogo è assente.
Due i segni positivi: lo sguardo sereno del viso della donna e le sue mani che cercano di comunicare. Un invito alla fredda scultura di svelarsi liberandosi dalla maschera che la ricopre per assumere sembianze umane.
Metaforicamente l’esortazione  è quella di liberarsi dai vincoli e dai retaggi di una cultura dominante per aprirsi al dialogo tra pari, al rispetto reciproco.
Con questo progetto ho inteso sottolineare le contraddizioni della nostra società dove si parla tanto di pari opportunità e diritti ma ancora oggi resiste una cultura fortemente discriminatoria nei confronti della donna in molti ambiti. L’insieme di barriere sociali, culturali e psicologiche che si frappone come un ostacolo insormontabile, ma all’apparenza invisibile, al conseguimento della parità di genere. Il soffitto di cristallo, ma non solo.
E inoltre, la donna è talvolta assoggettata a violenze fisiche e morali, esasperate tali da ledere la sua libertà di azione e di scelta, fino ad arrivare addirittura alla morte, con modalità di inaudita brutalità. 
Per realizzare questo progetto ho utilizzato una tecnologia che ci accompagna oramai quotidianamente, in molti aspetti della nostra vita, generando molte volte preoccupazione e diffidenza: l’Intelligenza Artificiale. Uno strumento potentissimo e potenzialmente rivoluzionario che tocca oramai tutti gli ambiti incluso il mondo dell’arte e della fotografia.  
Nello specifico ho utilizzato il modello di Intelligenza Artificiale che, partendo dal linguaggio ovvero da una  descrizione, genera, quale risposta, una immagine. Le foto pertanto sono state realizzate partendo da una ideazione di contenuti che si è esplicata attraverso una medesima precisa descrizione, poi aggiornata con poche sostituzioni di parole  per ottenere immagini dissimili ma coerenti con il tema e le finalità del progetto. 
Successivamente ogni singola immagine è stata rivisitata in postproduzione, con limitati interventi per adeguarla all’espressività e alla finalità progettuale.  
A questo punto sarebbe interessante chiedersi se il risultato ottenuto, ovvero le opere facenti parte di questo progetto siano fotografie o non possano invece essere considerate come tali.  
Questa domanda riassume precisamente le perplessità che l’applicazione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in questo ambito può generare. La mia risposta  è provocatoria e potrà non essere condivisa, ma è chiara la mia scelta di esporre queste opere quale strumento espressivo e  considerarle fotografie a pieno titolo. 
A tale proposito Laslo’ Maholy-Nagy: pittore, fotografo, insegnante, nella sua opera “From Pigments to Light” (1936)  affermava che: gli analfabeti del futuro ignoreranno l’uso della macchina fotografica e della penna”.
Oggi o meglio da tempo, questa previsione  possiamo dire sia diventata realtà. Una testimonianza, in quegli anni,  ci viene dal curatore della fotografia del MOMA di New-York, Beaumont Newhall,  storico della fotografia, il quale affermò che Mohoily-Nagy e i suoi colleghi del Bauhaus, già nel 1920 erano convinti che fosse necessario rivedere i meccanismi di fare fotografia in un mondo industrializzato in continua espansione. Era necessario cioè sfruttare le qualità intrinseche del medium al fine di trasformare la fotografia da medium riproduttivo a medium produttivo.  
Questa filosofia, nel corso del tempo, ha di fatto modificato il modo di fare fotografia in molteplici modalità, fino ad arrivare ai giorni nostri. Oggi la fotografia è concepita in senso ampio. Si parla di photomediations per indicare la natura promiscua e dinamica della fotografia.  
Si dice che le immagini fotografiche oggi sono flessibili, fluide e malleabili, polimorfe, versatili, modulari , e non solo infinitamente malleabili, ma anche fuse con software fino ad arrivare alle foto realizzate con l’intelligenza artificiale.  
In letteratura, la professoressa Joanna Zylinska, docente al King’s College di Londra, nelle sue opere, già dal 2014, parla di fotografie fatte da non umani e in saggi più recenti, afferma che oggi la distinzione tra immagine catturata e immagine creata è sempre più sfumata. Fotografie vengono definite tutte quelle immagini, indipendentemente dalla modalità’ utilizzata per la loro realizzazione, purché esse sembrino fotografie alla persona che le guarda. Il ruolo di chi osserva diventa importante.  
Forse qualcuno potrà obiettare e affermare il contrario, ma la storia della fotografia insegna.  Ad ogni novità si è sviluppato un  lungo ed estenuante dibattito. Basta solo  ricordare, la copiosa letteratura che ha animato gli studiosi e non,  riguardo la fotografia analogica e quella digitale. In tutti i casi, anche in quello relativo all’impiego dell’intelligenza artificiale, è importante sottolineare, che tutti questi studi non possono cancellare e non cancellano la storia e le sue tecniche sviluppatesi nel tempo.   La  via maestra è quella di accettare l’evoluzione stessa della fotografia che  non può rimanere estranea al progresso tecnologico.  
Del resto come possiamo non rimanere coinvolti o rimanere insensibili alla dinamiche scientifiche del mondo in cui viviamo?  
Ciò riflette  a mio avviso, il pensiero lungimirante di Moholy -Nagy: la fotografia è figlia del tempo e si adegua al progresso tecnologico in una sequenza dinamica. Io ho cercato di fare questo.

Diego Salvador

Neuroimage          CONTROLLARE
Le 8 foto del progetto Neuroimage colgono alcuni momenti dell’attività neuronale del cervello di un musicista , proiettata in uno schermo, durante il suo concerto. La musica coinvolge non solo il senso dell’udito ma anche il nostro cervello. I neuroni della musica, infatti, si attivano durante l’ascolto, la creazione e l’esecuzione di un brano musicale. Ma in questo caso, non solo l’apparato uditivo degli spettatori viene coinvolto ma anche quello visivo, rendendo esplicito un legame tra musica e immagini. Aspetto questo che all’inizio del secolo scorso ha dato vita all’astrattismo. L’analogia tra arte e musica. Ecco queste 8 immagini intendono riferirsi a questa scuola di pensiero. Solo riferirsi senza andare oltre. Foto astratte che penso pongano all’osservatore una sfida di come guardare e come interpretare la foto. Il nostro sistema visivo è costretto a guardare la foto, come si dice, in modo nuovo. Diverso da quello che il nostro cervello si è evoluto nel tempo sulla base di un diverso tipo di immagini e quindi anche di foto.

Domenico Summa

The Colony
Questo progetto non nasce da un’idea specifica, ma da un'esigenza: un bisogno viscerale di fotografare. Era il tempo di quello che è stato definito " Primo lockdown", il periodo, ben noto a tutti, in cui la comunicazione sociale era ridotta al minimo, mentre quel poco, che di essa ne restava, era mediata da strumenti informatici.
Abito in una casa sulla costa della laguna di Varano, un tempo palude, poi bonificata, ma nota come appartenente a Federico II. La casa è isolata dal centro abitato e in essa ha preso dimora una colonia felina, che accudisco insieme alla mia famiglia. Sono un osservatore attento e mi piace cogliere le dinamiche sociali che ci sono all'interno della colonia.

Posso affermare che ogni gatto ha una personalità propria e non pienamente decifrabile, che tento di svelare con gli scatti. I gatti della colonia sono gatti freak, sono gatti con caratteristiche fisiche che li rendono speciali e unici: la matriarca Shorty ha la coda corta, le mancano delle vertebre, peculiarità questa che ha trasmesso alla discendenza; Lisca è un enorme gatto nero che ha perso un occhio. Probabilmente questa è una caratteristica acquisita in una zuffa; un altro gatto è muto, non miagola, ma sussurra, ed è interessante vedere come, nel suo essere schivo, si rapporta agli altri gatti; poi c’è il gatto bianco e nero che è uno spericolato cacciatore e ama più di altri interagire con gli umani; infine i cuccioli , Salomè e Lupin lo spericolato tigrato, che vengono da noi accuditi come fu fatto per la matriarca, otto anni fa quando scelse me e la mia famiglia come propria dimora. Ricordo che ci eravamo da poco stabiliti in questo luogo, per questo l'essere stati scelti fu per noi motivo di benessere e benvenuto. La colonia, a me personalmente, ha dato la possibilità di esprimermi, di comunicare in questi anni, anche nei momenti in cui l'ispirazione pareva scomparsa. Mi ha permesso di fare scatti rabbiosi, feroci e di sfogo, nei quali le mie emozioni più nascoste scomparivano, poiché venivano assorbite e poi dissolte dalle immagini.


Elisabetta Prandi

Ho visto nuovi fiori
Nella vita accade, per scelta o no, di uscire dagli spazi fisici e mentali in cui ci confiniamo, così rassicuranti e sotto controllo.
Si attraversa una nuova distanza ignota e inizialmente resistente. Sono passi nel vuoto e al di là dei nostri limiti. Passi che, tu ci creda o no, ti preparano a quello successivo verso una destinazione oscura certamente non inutile.


Fabrizio Ceci

Danzando con l'anima
Spesso mi sono chiesto il significato della danza come espressione creativa dell’essere umano. Di certo il muoversi in modo armonioso implica sicuramente una raffinata relazione comunicativa. In questi ultimi tre anni di scatti dal vivo ho vissuto la danza come atto di libertà appassionato, sublime, estatico. Volteggiare, ondeggiare, oscillare dando forma ad un linguaggio gestuale e ad un elemento strutturale e narrativo è lo scopo insito della danza. Idee, immagini, sentimenti del movimento corporeo come intima struttura propiziatoria della rappresentazione scenica. Fermare queste immagini ad un determinato istante mi ha trasmesso la sensazione di entrare in un’altra dimensione, quasi una via di fuga dalla realtà alla stregua di un’alterazione fisica e spirituale dell’essere. Nella sequenza degli scatti il confine tra corpo e psiche si annulla fino a percepire l’espressione profonda dello spirito. Viene così alla luce la trascendenza dell’anima dal corpo come intimo inesauribile viaggio alla scoperta del linguaggio nascosto della mente.

Gabriele Vargiu

Eternal Masks
Indossiamo continuamente una maschera, moltiplicando in un infinito gioco di riflessi la percezione di ciò che siamo. L’illusione dell’autentico si infrange
inesorabile nella molteplicità di soggetti che volta per volta, consapevoli o meno, decidiamo di rappresentare. Sei scatti per provare a descrivere questo sentimento di precarietà che il nostro tempo ci condanna a vivere e all’interno del quale siamo continuamente ingannati in un gioco di ruolo che ci vede contemporaneamente interpreti e spettatori, illusionisti ed illusi, vittime e carnefici. Catturare i frammenti, decifrare le sfumature, definire i contrasti sono condizioni necessarie per misurarsi con i fantasmi e le paure del presente.

Giulia Barani

Another History 
Nella seconda metà del 1600 gli Spagnoli regnavano nel nord Italia, in particolare in Lombardia. La ricostruzione storica ritrae quattro personaggi durante momenti conviviali in una taverna della regia Dogana di Trecate, che segnava il confine con il Piemonte dei Savoia. Il vecchio Soldato, il fiero Capitano, la Spia fascinosa e il nobile Barone mangiano, giocano, si azzuffano e si ubriacano...


Giulia Barani

Sheepworld
La pastorizia è una delle forme più antiche di allevamento, in cui gli animali vengono lasciati liberi di vivere e nutrirsi allo stato brado. Le foto sono state scattate sui Monti Sibillini e ritraggono scene tipiche della vita dei pastori e delle loro greggi. In particolare, il protagonista è Mattia, un allevatore di pecore Skudde, un’antica razza in via di estinzione, probabilmente antenate delle razze celtiche che si pensa siano discendenti dirette delle pecore all'età della pietra, per questo sarebbero non solo importanti da un punto di vista culturale e storico, ma anche molto preziose da un punto di vista genetico. La Skudde può inoltre essere considerata una delle razze più pure esistenti. Vedere Mattia lavorare con i suoi Border Collie Nil, Lyn, Blue e Anna, che guidano il gregge e con il suo Pastore Maremmano Nina che li difende dai predatori, è stato un privilegio che a volte mi ha fatto posare la fotocamera per restare ad ammirarli affascinata.


Giuseppe Petrone

Nessuno mi può giudicare
Articolo 1 Siamo tutti liberi ed uguali
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Kristina Szajkoova

Frammenti nella notte
Il progetto "Frammenti nella notte" nasce da un viaggio in Slovenia, dove ho trovato una città divisa a metà. Una città piena di cultura e bellezza, d'altra parte ci troviamo davanti ad una realtà "post sovietica" che è rimasta intatta nel tempo. Qui nasce l'idea di immortalare una vita lenta, quasi invisibile in mezzo ai questi palazzi che portano dietro delle storie diverse. Mi è piaciuto molto questa esperienza di fotografare una realtà diversa, che possiamo trovare in un centro storico. Una realtà dove non ci sono persone ma quasi si può immaginare cosa c'è dietro a queste finestre misteriose. Ogni finestra racconta una storia personale, e ognuno di noi deve immaginare quale sia la propria.

Maurizio Cintioli

LovelsLove
Quando nel 2015 Umberto Eco affermò che i social hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli, la sua critica suscitò non poco clamore. Alcuni lo accusarono di snobismo culturale. A distanza di anni purtroppo queste parole ci appaiono come una triste realtà. Gli odiatori seriali, gli “hater”, imperversano sulla rete affamati di comunità da criticare e comportamenti da bollare e contrastare in modo anche violento. Vittime di queste denigrazioni pubbliche le minoranze non omologate a quella che si crede debba essere la morale comune, il comportamento sociale dal quale non allontanarsi, pena l’esclusione, la derisione e a volte l’attacco fisico. Tra i bersagli preferiti dagli hater vi è la comunità LGBTQ+. Ho voluto quindi creare un social, forse utopistico, un Instagram in cui gli unici commenti sono rappresentati da like e messaggi positivi dedicati al Pride. Ho ricostruito la grafica del social, inserito alcuni ritratti realizzati negli ultimi eventi di Roma e Milano e scritto i commenti ai post. Il portfolio è composto da una selezione di immagini, pubblicate dall'account immaginario "LoveIsLove", dedicate al Pride e alla folla gioiosa e colorata che lo caratterizza

Maurizio Scacchi

Anime Salve
Anime vacanti intrappolate nelle menti toccate da problemi o vite troppo dure , indecise di restare o finalmente libere di librare. Realizzato con tempi leggermente lunghi , riprese in HDR per dare piu drammaticità al progetto , conversione in BN molto contrastata.

Monica Zorzi

La filosofia del gioco
Credo che i giochi come le carte, lo sport e molti altri, siano una forma di aggregazione sociale etica. Lo stare assieme nel rispetto delle regole, contribuisce alla libertà di tutti, alla crescita personale nel gruppo, allo sviluppo delle potenzialità e delle intuizioni di ciascun individuo nel confronto con gli altri

In passato, in un mare di nero, quei silenzi erano così duri da spezzare il mio cuore.
Il destino ti ha messo alla prova ma tu sei andata avanti.
Ora il tuo sguardo è così fiero e forte.
Tu credi e vai avanti.
Quanta saggezza tra le tue rughe e quanto coraggio.  
Ecco, ora, una lacrima scende ma il tuo abbraccio mi dà la forza di andare avanti.
Vorrei dirti tante cose ma le parole sono vuote.
Niente è come prima e io ci sono dentro.
Il mio cuore è spezzato ma la mia mente non smette di sognare.
Le tue mani così diverse, e allora capisco che quei momenti non saranno più gli stessi.
I tuoi capelli d’argento ancora così belli che brillano di luce.
Sorridi, sii forte perché tutto questo è linfa per me.
Stringimi forte a te. Ho ancora bisogno del tuo abbraccio.
Solo così potrò accettare quando le foglie secche si staccheranno da sole.
Allora il destino ci farà ancora male, ma ora tu sei la mia forza e la mia ancora.
Ho paura, tanta paura.
Solo ora capisco.
Ecco è oggi.

Ornella Latrofa

Una carezza su di te
Questo progetto nasce dall’esigenza di raccontare la vita di mia madre.
È nata così la voglia di fotografare le fasi della sua vita per poi arrivare all’età adulta, rappresentando quello che per lei era importante attraverso i ricordi e la quotidianità. Questo progetto vuole tracciare lo scorrere del tempo e ciò che esso comporta, una composizione tra passato e presente.
Ho passato un periodo della mia vita stando vicino a mia madre quando già era un po’ avanti con l’età e da qui è nata l’esigenza di raccontare di lei perché mi stavo accorgendo che qualcosa stava cambiando e che avrei dovuto documentare questo cambiamento lasciando una memoria.
Volevo raccontare dell’accettazione in modo così sereno della sua vecchiaia.
La osservavo nei momenti della giornata nel suo ambiente naturale, la sua casa, mentre si assopiva sulla poltrona. Mi colpivano i dettagli e gli oggetti che erano in casa e che raccontavano la sua vita e notavo quando la luce entrando dentro casa illuminava questi oggetti a lei cari.
Il mio intento, con questo progetto, è quello di cercare una connessione emotiva con l’osservatore come una riflessione e condivisione sullo scorrere del tempo di ognuno di noi.

Paola Panatta

Hanami
Hanami (花見? lett. "guardare i fiori") è un termine giapponese che si riferisce alla tradizionale usanza di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi. Ormai si riferisce principalmente alla fioritura dei ciliegi giapponesi (in giapponese sakura), e quindi l'hanami è diventato sinonimo dell'ammirare il fiore di ciliegio. Il fiore del ciliegio, la sua delicatezza e brevità sono per i giapponesi il simbolo della fragilità, ma anche della rinascita, della bellezza dell'esistenza.
Hanami è un posto nell'anima dove le acque sono calme, setose e accoglienti.
Dove si può udire un lieve suono dal lago, un allegro cinguettio o un ronzio d'api.
In cui la fantasia, a occhi chiusi, porta luce e tenero colore.
Un rifugio in cui ascoltare il potente rumore delle fioriture.
Che ogni anno si ripetono.
Il posto dove trovare serenità e speranza
Il posto della rinascita


Paolo De Chellis

Il restauro
Leonardo Petrucci, liutaio restauratore di Roma, artigiano della musica e musicista. Mostra una chitarra del 1793 di Giovanni Battista Fabbricatore (la sua etichetta: Gio: Battista Fabricatore / Napoli anno 1793. in S.M. dell’Ajuto Num. 32), vederlo lavorare su uno strumento così delicato e importante mi fa capire quale e quanta passione ci vuole per ridare luce e musica ad un oggetto così antico. Leonardo di strumenti importanti ne ha restaurati molti, ma ne ha anche creati. Anche qui mi fa vedere come le sue mani sanno dare luce a tante musicalità. Chitarre, violini, viole e mandolini.

Pietro Sacchini

L'uomo e il mare 
Ho sempre amato il mare fin da piccolo, camminare sul bagnasciuga lasciando le impronte, mi piaceva osservarlo in contemplazione, come un bambino guarda una meraviglia. Un papà accompagna la sua piccola, una coppia si scambia tenerezze, vecchi amici rievocano ricordi, un pescatore prepara la sua preda. Anime che si incrociano, Vite che si sfiorano, gioie dolori, ferite e amori, ognuno ha il suo bagaglio chiuso nel profondo. Forse è vero come dice Baudelaire, che l’uomo nel mare trova il suo specchio, nel fondo degli abissi, vede la profondità dell’anima. Il mare d’inverno è una cura, poso la bici, mi siedo sulla sabbia al sole, mi abbandono negli abissi dell’anima, affinché le ferite emergano per essere guarite.


Rino Rossi

Tenderness
Il progetto nasce, come spesso mia consuetudine, dall’ascolto di un disco: “Tenderness” di Kip Hanrahan, concept-album di ispirazione globale, che fonde atmosfere jazz, percussioni latine, arrangiamenti sensuali, testi poetici, ritmi afro-funk e chitarre elettriche. Una sorta di capolavoro, probabilmente il più visionario dei tre lavori che compongono la trilogia “Coup De Tete”, “Vertical’s Currency” e, appunto; “Tenderness”.
L’idea è quella di ricreare visivamente, usando alcuni degli estrosi titoli, il clima seducente, ma al contempo drammatico del disegno musicale di Hanrahan.
Nascono cosi’ immagini create usando una mirrorless Olympus e un iPhone. Sono immerse in sinuose e oniriche textures dove i lineamenti e le posture della modella provano ad assecondare i propositi del musicista, cercando di permearne il senso e di sottolinearne l’estro.
1 . Half of sex is fear
2. When I lose myself in the darkness and pain of love, no, this love
3. She turned so that maybe a third of her face was in this fuckin’ beautiful half-light
4. There was someting about her anger that was so … inaccessable to me
5. Look, the moon

Stefano Gliozzi

The shadows of daydreaming: the melody of suspended solitude
L’artista ci accompagna in un percorso fatto di lunghi viaggi o brevi passeggiate solitarie. Con i suoi scatti reinterpreta i paesaggi circostanti dandone una visione onirica ricca di contrasti. Ci troveremo quindi sospesi tra sogni lucidi e realtà, tra luce e ombre, tra conscio e inconscio. La solitudine e il silenzio che si percepiscono nei suoi scatti, emanano un intensa e profonda quiete meditativa. Le quattro foto che verranno esposte a Roma, sono una parte di una esposizione personale che avra` luogo a Oslo, dal 5 aprile al 5 maggio 2024, tramite la galleria d`arte DAIDDA.

Nasciamo da un magma primigenio e lì siamo destinati a tornare. In quel flusso inizialmente indistinto ciascuno prende forma, definisce i propri lineamenti, si individua, si separa, si incontra, si riconosce, si respinge e si attrae. In questo mare di forme si delineano affinità, si creano sodalizi, intese, percorsi comuni, mossi da una forza di coesione che trova linfa talvolta dalla simiglianza, tal altra dalla diversità. Questo lavoro nasce nel grembo umido e fecondo della corrente di Fotografia Transfigurativa, è quello il liquido amniotico che ha dato vita al progetto, che lo ha originato e lo ha curato, che gli ha dato energia e nutrimento. Quattro visioni diverse, mosse dal desiderio di andare oltre, di traguardare il mondo attraverso il filtro traslucido del sogno, deformazioni emozionali in grado di espandere i significati, parafrasando per immagini la sua poesia senza rima. AmNios è linfa vitale, spazio enzimatico, di incontri, illusioni, allucinazioni, di occasioni mancate, di occasioni perdute, rimpianti, nostalgie. AmNios è il segno, è il sogno, è amore, morte, scontro. AmNios è luogo di transiti, passaggi, aperture e chiusure, di magia, di rinascita, di lenta agonia. AmNios è tutto ciò che era possibile, quel che è stato e quel che non è stato, è incontro, è scontro, introspezione, follia, trasparenza, opacità, fluorescenza, psichedelia. AmNios è la lente prismatica che permette di vedere a occhi chiusi e a cuore aperto. AmNios è la Fotografia.